2016 — 2024
Alberto Lerza
L’Angelo della Speranza
Testimone di fede e di speranza
18 gennaio 2016 · 24 settembre 2024
«Lasciate che i bambini vengano a me.» — Matteo 19,14
Alberto Angelo Lerza è stato un bambino di Pinerolo, vissuto solo otto anni. Otto anni che sono bastati a lasciare un’impronta luminosa nella vita della sua famiglia, della sua città e di tutti coloro che hanno incrociato il suo sguardo sereno. Questa è la sua storia: una storia di amore, di fede e di una speranza che non conosce tramonto.
«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.» — Matteo 5,8
Capitolo I · Capitolo primo
Chi era Alberto
Alberto Angelo Lerza nasce il 18 gennaio 2016 a Torino e cresce a Pinerolo, tra le montagne del Piemonte, in una famiglia semplice e affettuosa. Un bambino come tanti, e al tempo stesso diverso: dolce, attento, capace di ascoltare con la serietà dei grandi e di ridere con la leggerezza della sua età.
Amava la natura, gli animali, le piccole cose. Faceva domande profonde e offriva risposte sorprendenti. Chi lo conosceva racconta di un bambino capace di accorgersi di chi restava indietro, di chi era solo, di chi aveva bisogno di una parola gentile.
La sua era una presenza silenziosa ma luminosa: non riempiva le stanze con il rumore, le riempiva con la pace.
«Non riempiva le stanze con il rumore, le riempiva con la pace.»
Un bambino che teneva insieme il silenzio e la luce.
«Venite a me, voi tutti affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro.» — Matteo 11,28
Capitolo II · Capitolo secondo
La prova: la malattia
Nel 2023 arriva una diagnosi devastante: un glioma di quarto grado, uno dei tumori cerebrali più aggressivi che si conoscano. Una notizia che per qualsiasi famiglia è come un terremoto silenzioso, un dolore che non trova parole.
Iniziano i mesi degli ospedali, delle terapie, delle attese. Il corpo di Alberto diventa piccolo e fragile, ma il suo sguardo resta incredibilmente limpido. Non si lamenta. Consola. Quando gli adulti attorno a lui non trovano il coraggio, è lui, bambino di sette, otto anni, a offrire il suo sorriso come una mano tesa.
«Mamma, non piangere. Io sto bene.»
Non si lamentò mai
Consolò chi lo guardava
Offrì il suo dolore
Marzo 2023 — Settembre 2024 · diciotto mesi di prova, e di grazia.
Fragile nel corpo. Indomabile nella pace.
«Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.» — Matteo 18,3
Capitolo III · Capitolo terzo
Un bambino e Dio
Ciò che rende unica la storia di Alberto è il suo rapporto con Dio. Un rapporto che nessuno gli aveva imposto, nato in lui come nasce una sorgente: naturale, trasparente, spontanea.
Pregava con la semplicità di chi parla a un amico vero. Offriva il proprio dolore per gli altri, per chi soffriva senza essere visto. Chiedeva della Madonna, di Gesù, con una confidenza che lasciava senza parole chi lo ascoltava.
Non era un bambino che sopportava il peso della malattia: era un bambino che aveva trovato, dentro quel peso, una luce più grande di lui.
«Quando sarò in cielo, continuerò a volervi bene. Solo che da lassù vi vedrò meglio.»
Sapeva parlare a Dio come si parla a un amico.
«Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo.» — Ezechiele 36,26
Capitolo IV · Capitolo quarto
Un figlio che cambia il cuore dei genitori
Prima della malattia, i suoi genitori non vivevano un percorso di fede particolarmente profondo. Erano, come tanti, persone oneste e buone, ma la domanda su Dio non occupava il centro della loro vita.
È stato Alberto — il figlio malato, il figlio piccolo — a condurli per mano. Con le sue parole, con le sue preghiere, con quella pace che non gli apparteneva da solo. «Guardate come prega», si dicevano. «Guardate come non ha paura.»
E così, mentre il mondo si aspettava di vedere una famiglia distrutta, quella famiglia si è lasciata ricostruire. Non dall’assenza del dolore, ma da una presenza più grande del dolore. Alberto è diventato, prima ancora di partire, il loro maestro silenzioso.
«Non dall'assenza del dolore, ma da una presenza più grande del dolore.»
Ci ha convertiti il più piccolo di noi.
«Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.» — Giovanni 14,2
Capitolo V · Nascita al Cielo
Il 24 settembre 2024
Il 24 settembre 2024 Alberto conclude la sua vita terrena a soli 8 anni. Ma chi era accanto a lui in quelle ore racconta che non è stata una fine: è stata una nascita. La sua partenza è stata dolce come l’ultimo respiro di un tramonto, serena come lo sguardo di chi sa dove sta andando.
Aveva preparato tutti. Aveva consolato tutti. Aveva lasciato detto a ciascuno qualcosa da custodire. E quando è andato, non ha lasciato un vuoto da riempire: ha lasciato una luce da portare avanti.
«Non piangete per me. Io sono a casa.»
Non una fine. Un'alba.
Capitolo VI · Il suo lascito
Il messaggio di speranza
Quattro parole semplici, che Alberto ha scritto non con la voce, ma con la vita.
I.
Amare senza condizioni
L’amore vero non chiede nulla in cambio. Si dona, e nel donarsi diventa più grande.
II.
Mettere gli altri al primo posto
Anche nella sofferenza, il pensiero di Alberto era per chi gli stava attorno. La vera grandezza sta nel dimenticare sé stessi.
III.
Fidarsi di Dio
Quando tutto sembra buio, la fiducia apre una finestra. Alberto ci ha mostrato che Dio non abbandona mai.
IV.
Non perdere mai la speranza
La speranza non è un’illusione: è la certezza che l’amore è più forte di ogni ombra.
La sofferenza non è l’ultima parola. L’amore lo è.
«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.» — Matteo 25,40
Capitolo VII · Un’opera che continua
Un’eredità che continua
La Casa di Alberto
Nasce da un desiderio: che nessuna famiglia debba vivere da sola il cammino che i Lerza hanno attraversato. La Casa di Alberto sarà un luogo di accoglienza per bambini malati e per i loro cari, uno spazio di serenità, di ascolto, di gioco e di preghiera. Un rifugio dove il dolore trova mani amiche e la speranza trova una finestra aperta.
Il Pulmino dei Sogni
Un veicolo speciale, pensato per portare i bambini malati a vivere le esperienze che la malattia cerca di rubare: una gita al mare, una giornata in montagna, l’incontro con un amico lontano. Perché la vita, anche quando è breve, merita di essere piena di cielo, di vento e di meraviglia.
«Non volevamo un monumento. Volevamo una casa dove un altro bambino potesse trovare pace.»
La sua eredità non è un'idea. È una casa.
www.villaggiodialberto.it
«Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini.» — Matteo 5,16
Capitolo VIII · Un segno
Un segno per il mondo
La testimonianza di Alberto ha commosso sacerdoti, teologi e persone di ogni estrazione. In molti si chiedono se la sua vita così breve, così luminosa, così offerta, possa un giorno essere riconosciuta dalla Chiesa con il cammino verso la beatificazione.
Quale che sia la strada ufficiale, una cosa è certa: nel cuore di chi lo ha conosciuto Alberto è già un piccolo santo feriale, un bambino che ha saputo mostrare, nella propria fragilità, la grandezza dell’amore di Dio.
La sua vita, una parola detta al mondo.
Capitolo IX · Chiusura
Porta avanti la sua luce
La storia di Alberto non è solo da raccontare. È da vivere. Ogni volta che sceglierai di amare senza condizioni, di mettere qualcuno prima di te, di fidarti quando non capisci, di sperare quando tutto sembra buio — Alberto sarà lì, a sorridere di quella luce che gli era così familiare.
Porta avanti la sua luce. Nel tuo silenzio, nelle tue scelte, nelle tue preghiere. Nel modo in cui guarderai, da oggi, un bambino che soffre.
«Siamo angeli con un’ala soltanto. Possiamo volare solo restando abbracciati.»
Stampato da albertolerza.it · 2 giugno 2026